MESSICO: DOVE FORMARSI É ENTUSIASMO E CALORE

APPUNTI DI VIAGGIO di Marco Bianciardi

Guadalajara, città del Messico occidentale è una città affascinante, ricca di storia, allegra, vitale, caratterizzata da un clima gradevole grazie ai suoi 1500 m. di quota, e dall’ombra che gli alberi, le cui chiome si uniscono sopra le nostre teste, proiettano sui viali.
Il centro storico di Guadalajara è costellato di piazze in stile coloniale e monumenti iconici, come il Teatro Degollado, neoclassico, e la cattedrale con due guglie gemelle dorate.
Il Palacio del Gobierno ospita famosi affreschi del pittore José Clemente Orozco.

Per la seconda volta, nel marzo scorso, ho inaugurato il Diplomado Internacional en Psicoterapia, organizzato dal collega Ricardo Rosas, che anni fa si formò presso il Centro Milanese di Terapia della Famiglia, e, da allora, è attento ed entusiasta ambasciatore del pensiero sistemico, e in particolare del Milan Approach, in Messico.
Il Diplomado prevedeva 8 incontri di 3 giornate, ciascuno dedicato a un argomento specifico e tenuto da un didatta del Centro.
Ma dopo il mio intervento il Diplomado è stato sospeso causa pandemia, e io stesso ho rischiato, al ritorno, di restare bloccato a Madrid, dove sono atterrato la mattina del 10 marzo e ho potuto salire su uno degli ultimi voli per l’Italia prima che i collegamenti fossero bloccati...

bianciardi messsico 2Come nel 2018 l’esperienza è stata vivace e arricchente, una di quelle esperienze che evidenziano davvero come l’apprendimento sia sempre reciproco: ho appreso molto dai partecipanti, clinici di età ed esperienza differenti, tutti animati da quella ‘curiosità’ attenta e responsabile che è uno dei nostri principi clinici.
Siamo a sud del mondo, e l’entusiasmo, l’interesse, la partecipazione di ciascuno me lo ricordano in ogni attimo.
Si percepisce una ‘sete’ di formazione, di crescita personale, di conoscenze, che da noi – imbrigliati nei lacci e nei vincoli sempre più stretti della formazione obbligatoria, riconosciuta e regolamentata – sono ormai un ricordo.

 

In apertura del Diplomado dovevo trattare dei fondamenti teorico epistemologici del modello e dei loro sviluppi.
Ma lo abbiamo fatto con un continuo riferimento all’incontro con le persone che si rivolgono a un terapeuta. E le molte situazioni cliniche che i partecipanti non hanno esitato a presentare mi hanno insegnato moltissimo su storie soggettive e familiari, difficoltà e risorse, drammi e potenzialità evolutive, di una cultura diversa dalla nostra.

 

 

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Alessandro Lombardo intervista Marco Bianciardi

 
Lo psicologo di domani, dialogo con Marco Bianciardi
intervista di : Alessandro Lombardo

 

Marco, dal tuo osservatorio, come immagini lo psicologo di domani?

In un mondo sempre più complesso e in rapidissima evoluzione non è facile immaginare lo psicologo di domani; tuttavia qualche direttrice possiamo immaginarla.

Penso a una figura professionale che coniughi una competenza molto specifica, cui accennerò sotto, con la disponibilità e le competenze per collaborare, innanzi tutto con altre professionalità, in progetti che promuovano la salute, le potenzialità del singolo e delle comunità, la socialità, la creatività e le relazioni evolutive; e ciò in tutti gli ambiti di esperienza umana.

Cosa sta cambiando nel modo di svolgere la professione e cosa ancora dovrà cambiare?

Come anticipavo lo psicologo deve mantenere una sua competenza che è molto specifica ma allo stesso tempo riguarda tutti i campi delle cosiddette scienze umane.

Si tratta dell’attenzione privilegiata all’unicità della persona: qualsiasi sia la teoria che adottiamo, dobbiamo ricordarci che ciascuno di noi è nello stesso tempo una storia irripetibile e un nodo di relazioni che ne fanno un mistero irriducibile; si tratta quindi di avere consapevolezza e di rispettare la complessità che intreccia i vissuti individuali e le caratteristiche dei contesti di relazione che l’individuo abita; lo psicologo, che sia psicoterapeuta o meno, acquisisce questa consapevolezza innanzi tutto attraverso la formazione personale, e deve alimentarla nel corso di tutta la sua vita professionale.

Ciò che già è cambiato, e credo dovrà ulteriormente cambiare, è la capacità di ‘spendere’ questa competenza con grande umiltà, fianco a fianco ad altri professionisti, operatori, cittadini, all’interno di progetti di ampio respiro, che mirino al benessere del soggetto-in-relazione.

Quali bisogni vedi nelle persone che incontri come psicologo, e come sono cambiati in questi anni?

Parlando di chi si rivolge allo psicologo, io sottolineerei innanzi tutto la maggior consapevolezza: chi si rivolge allo psicologo oggi è e si sente sempre meno un ‘paziente’ (termine che forse bisognerebbe abolire), sa di avere dei diritti, non accetta un rapporto infantilizzante come era un tempo con lo psicoanalista, inizia a essere consapevole del fatto che ci sono diverse ‘psicologie’ e cerca di scegliere il professionista che ritiene più utile alla sua domanda.

Per quanto riguarda i bisogni, è difficile generalizzare: come terapeuta di coppia e famiglia osservo un grande aumento di richieste che riguardano le difficoltà di coppia (e questo non stupisce, viste le statistiche relative alle separazioni e ai divorzi), mentre la cultura dominante che tende a medicalizzare il disagio in sindromi individuali rende tutt’ora difficile coinvolgere il nucleo familiare come risorsa utile in caso di disagio individuale di un bambino o di un adolescente: si tratta di un compito che dobbiamo assumerci noi psicologi, ma se ci crediamo e coinvolgiamo la famiglia in modo positivo e non giudicante i risultati possono essere sorprendenti.

Oggi sono le neuroscienze stesse che ci mostrano come architettura e biochimica del cervello possano modificarsi, soprattutto in età evolutiva, se le relazioni emotivamente significative migliorano.

Ognuno ha dei punti di riferimento. Quali sono i tuoi a livello professionale?

Se parli di persone, sono molte, e non tutte nel campo della terapia sistemica. Oltre ai maestri della terapia familiare in Italia con cui mi sono formato (Luigi Boscolo, Gianfranco Cecchin, Maurizio Andolfi) devo molto, sia sul piano professionale che umano, a due psicoanalisti, Carlo Ferraris e Sergio Erba, prematuramente mancato lo scorso anno.

Con il primo ho svolto una seconda analisi, dopo una analisi ‘fallita’ – lo ricordo perché non dobbiamo mai dimenticare che la relazione terapeutica può essere pericolosa e può risultare dannosa, e che ciò deve stimolarci costantemente all’umiltà, al senso etico, al rispetto di chi si affida a noi.

Ferraris, allora, si dimostrò un uomo prima che uno psicoanalista: capendo la situazione di estrema difficoltà in cui mi trovavo mi prese in carico immediatamente nonostante le sue lunghe liste d’attesa, dicendomi che considerava suo preciso dovere professionale, in quanto psicoanalista anziano ed esperto, il farsi carico del danno creato da un collega più giovane.

Mi dici un libro che si dovrebbe assolutamente leggere?

I testi davvero importanti, o per certi versi fondamentali, non sono molti, ma certamente più di uno.
Se devo limitarmi a citarne uno, la scelta non può che cadere su Verso un’ecologia della mente, di Gregory Bateson.

Un testo non di uno psicologo e non per soli psicologi, bensì di uno studioso a tutto campo, che, in definitiva, potremmo definire un epistemologo; una raccolta di saggi che aiutano e costringono a pensare, anche rileggendoli più volte e a distanza di anni, un libro che mette in crisi le certezze, che amplia i punti di vista abituali e sovverte il modo di pensare cui siamo abituati, che rispetta la complessità del vivente e il mistero che noi siamo.

 

Articolo pubblicato su: http://www.alessandrolombardo.org

 

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Apericena Centro Clinico

 

Dettagli Evento:

  • Data: dal al 13 Aprile 2015 -
  • Luogo: presso Episteme, via Ricasoli 4 - TORINO
  • Registrati

L'apericena sarà un’ occasione per incontrare chi in questi anni ha collaborato con noi sia come tutor dei nostri allievi, sia inviando situazioni cliniche al Centro.

Desideriamo condividere e presentare una sintesi del lavoro clinico svolto dalla nostra équipe con le famiglie inviateci. Vorremmo inoltre confrontarci sulle modalità di lavoro e di collaborazione: invio dei casi, gestione degli stessi, feed-back e verifica dei risultati.

L’obiettivo è anche poter ragionare insieme su possibili miglioramenti delle procedure attuali e su eventuali nuovi progetti di collaborazione.

Sarà l’occasione per presentare lo staff didattico e i membri del Centro Clinico e di entrare nel dettaglio delle nostre modalità di lavoro.

 Lunedì 13 aprile 2015, ore 18.30

presso Episteme, via Ricasoli 4 - TORINO

 

 

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