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Uscita del Libro Ricorsività in Psicoterapia


Il percorso che ci ha condotti a questo libro...
 

Prima di iniziare vorremmo sottolineare come le riflessioni che proporremo emergano dalla storia di entrambi. Il nostro interesse per questi interrogativi non nasce, ovviamente, solo dalla nostra esperienza professionale come psicoterapeuti e didatti, bensì anche dalla nostra esperienza personale come pazienti e come terapeuti in formazione, dai nostri interessi teorici ed epistemologici più ampi, dagli incontri e dai confronti con tanti colleghi anche di indirizzi differenti dal nostro, e con studiosi e professionisti di altre discipline che condividono la passione per la ricerca e per lo studio del mistero della vita e della complessità non riducibile dell'esperienza dell'uomo.
Questo confronto è avvenuto a partire dal nostro personale percorso di formazione, che colloca il nostro pensiero sulla psicoterapia entro una cornice teorica specifica e all'interno di una precisa opzione epistemologica: si tratta dell'epistemologia cibernetica e della teoria dei sistemi, cui facciamo entrambi riferimento nella nostra pratica clinica.

RICORSIVITÁ IN PSICOTERAPIA - Riflessioni sulla pratica clinica
di Marco Bianciardi e Umberta Telfener

È stato l'incontro con la ricchezza e la complessità del percorso di ricerca di Gregory Bateson, con la magia del pensiero di von Foerster, ciò che ci ha permesso di intuire la necessità di una logica «altra»; una logica in grado di sottrarsi alla perenne oscillazione tra pensiero lineare e deterministico, rassicurante ma riduttivo, e l'im­provvisazione della pura creatività, suggestiva e accattivante ma inaffidabile; una logica che intenda la ricorsività tra livelli di astrazione introdotta dai concetti di secondo ordine come strumento concettuale atto a rispettare la complessità della vita e, ancor più, delle vicende umane. Heinz von Foerster in questo ci è stato maestro, insegnandoci come la cibernetica debba essere intesa come cibernetica della cibernetica, e come dobbiamo costantemente interrogarci su tutto ciò che conosciamo, visto che siamo noi che lo creiamo e ne siamo quindi responsabili.

A partire da questa opzione teorica e metodologica, le nostre formazioni professionali, come oggi accade sempre più sovente, non sono state univoche e monotematiche. E ciò ci ha certamente aiutato a riconoscere l'importanza e l'utilità (ma si potrebbe anche dire la necessità) di mantenersi aperti a un confronto umile e autentico tra approcci teorici e modelli cimici differenti. Questa stessa esperienza ha inoltre stimolato e facilitato le riflessioni su ciò che possiamo ipotizzare come caratterizzante la pratica psicoterapeutica in quanto tale al di là dei singoli approcci, ed è quindi lo sforzo di comprendere e formalizzare ciò che differenzierebbe la psicoterapia da altre pratiche professionali.
Non solo: riteniamo entrambi che la responsabilità di coloro che praticano la psicoterapia sia altissima e sia di per sé un aspetto caratterizzante la nostra professione. Per questo, ormai parecchi anni fa, abbiamo proposto a colleghi psicoterapeuti di differenti approcci clinici di riflettere sul rischio che la psicoterapia si riveli dannosa. Il testo che raccoglie queste riflessioni è Ammalarsi di psicoterapia. Il rischio iatrogeno nella cura (1995). Più recentemente Marco Bianciardi ha curato (con Felipe Gàlvez) Psicoterapia come etica. Condizione postmoderna e responsabilità cllnica (2012), una raccolta che comprende anche un contributo di Umberta Telfener. Etica e responsabilità in psicoterapia sono quindi un altro appassionante filone di ricerca che confluisce nelle riflessioni proposte in questo testo.

Questo testo è, e vuole essere, un testo impegnato: è un testo che prende posizione, che non è neutrale, che richiama tutti quanti si spendono nel lavoro clinico a riconoscere in prima persona la propria responsabilità del e nel processo terapeutico. Esso intende impegnare noi nella ricerca di una pratica clinica sempre più responsabile, consapevole, e rispettosa delle persone che a noi si rivolgono, e intende coinvolgere il lettore nella medesima ricerca. Ed è anche, e vuole essere, un testo appassionato e che appassioni il lettore almeno quanto ha appassionato noi nel pensarlo e scriverlo.

Due parole sulle nostre differenze e sulla struttura del libro. Il libro è diviso in tre parti, una prima che introduce i concetti dal punto di vista teorico, una seconda che si occupa della teoria della tecnica e prende in considerazione i concetti di diagnosi, relazione e cambiamento e una terza, più tecnica, che entra nel merito delle operazioni cliniche, presentando molti esempi. Crediamo che il lettore si possa avvantaggiare dalla differenza stilistica e di impostazione logica di noi due autori. Marco è senz'altro più puntuale e ci fa seguire il suo ragionamento passo passo, Umberta è più aneddotica e offre pennellate. Solo l'Introduzione e le Conclusioni sono scritte a quattro mani, ogni singolo capitolo è firmato dal suo autore. Ci auguriamo che proprio questa differenza offra una pluralità di approccio e di piani di lettura di quel processo così misterioso e complesso che è la psicoterapia. La psicoterapia è infatti il tema precipuo di tutto il libro.

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